Rivolta popolare in Egitto del 2011
Il 25 gennaio 2011 scoppia una rivolta popolare in Egitto. Si susseguono manifestazioni di piazza ed episodi di disobbedienza civile. I manifestanti protestano contro il regime del presidente egiziano Hosni Mubarak ispirandosi alle recenti proteste di piazza avvenute in Tunisia (cd rivoluzione del gelsomino). Tra le principali richieste dei manifestanti le dimissioni di Mubarak e l'avvio di una stagione di riforme politiche e sociali. Nel primo giorno della protesta scendono in piazza 25 mila persone al Cairo. Il governo vieta le manifestazioni ed oscura internet e i social network. Nonostante il pugno di ferro del governo la protesta si estende rapidamente anche ad Alessandria, a Suez e nel Sinai. Negli scontri del 25-26 gennaio perdono la vita diversi civili ed alcuni militari. Migliaia di persone sono arrestate o fermate per manifestazione non autorizzata. Si susseguono gli atti di protesta anche violenti. Il 28 gennaio Mubarak annuncia in televisione di reputare le proteste come un complotto per destabilizzare l'Egitto ma le manifestazioni e le proteste non cessano. Altre decine di migliaia di persone scendono in piazza il 29 gennaio nonostante il dispiegamento delle forze militari a difesa degli edifici strategici. Secondo Al Jazeera oltre cento persone hanno perso la vita negli scontri di piazza dall'inizio della protesta. Molti centri commerciali e il Museo egizio del Cairo subiscono saccheggi e gravi danni. Per sedare i saccheggi il governo fa ricordo al coprifuoco dopo le 16:00 a partire dal 29 gennaio. Il governo egiziano mostra segni di cedimento. Alcuni ministri presentano le proprie dimissioni. Il 30 gennaio viene inoltre nominato alla carica di vice-presidente Umar Sulayman, attuale capo dei servizi segreti. Con la nomina di Sulayman si allontana l'ipotesi di una successione del figlio di Mubarak alla presidenza egiziana. Il 31 gennaio il presidente Mubarak presenta un nuovo governo lasciando vacanti diversi dicasteri. Nel rimpasto di governo viene sostituito il ministro degli interni considerato responsabile ì di aver autorizzato l'uso delle armi da fuoco contro i manifestanti. Il coprifuoco è anticipato alle 15:00 ma la mobilitazione generale non cessa. Migliaia di manifestanti scendono in piazza in aperta violazione del coprifuoco. I vertici militari iniziano a prendere le distanze dal governo annunciando di non voler usare più la forza contro i manifestanti. Tra il 2 e il 3 febbraio si verificano diversi scontri tra i manifestanti pro e contro Mubarak. Gli scontri più duri avvengono nella piazza Tharir. I militari sono costretti ad intervenire per sedare le violenze. Si registrano anche aggressioni nei confronti dei giornalisti stranieri. Dinnanzi al rischio della guerra civile il presidente Mubarak annuncia di voler presentare le proprie dimissioni in autunno. L'ipotesi viene però smentita dal premier Ahmed Shafiq in una intervista su Al Jazeera. I manifestanti continuano ad occupare piazza Tharir. Il 5 febbraio si verifica una esplosione in un oleodotto a Elarish nel Sinai.
