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Mostra 'Gian Luigi Bianchi. Un espressionista fiabesco'
Mostra a cura di Dorian Cara e del Centro per la Conservazione delle Opere d’Arte Ferrari Restauri. Gian Luigi Bianchi (Milano 1912 – Chiavari 1973) è artista indubbiamente assai poco conosciuto e la recentissima riscoperta di un numeroso corpus di sue opere è motivo importante per approfondirne ispirazioni artistiche e tensioni emotive. Un paziente lavoro di censimento e relativa analitica catalogazione, condotti dallo storico e critico d’arte Dorian Cara, e il restauro delle stesse ad opera di Antonella Ferrari del Centro per la Conservazione delle Opere d’Arte, su più di 500 opere, ha messo in luce la straordinaria produzione artistica di Gian Luigi Bianchi, costituita da oli su tela, tempere, acquerelli, carboncini, chine e matite. Oltre alle medesime, non sono da dimenticare il centinaio di opere donate recentemente dagli eredi alla Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano. Gian Luigi Bianchi, formatosi con il maestro Aldo Carpi, è stato attento e costante indagatore dell’animo umano nelle sue pieghe più intricate, attraverso uno stile pittorico figurativo, teso alla ricerca di cromie forti e contrastanti, influenzate dall’espressionismo di Ensor e dai fiabeschi temi di Chagall. Nel suo percorso artistico emerge un tormento interiore, talvolta lacerante, espresso in fantasmi di Morte, in “allegre” e fluttuanti danze macabre, con segni diabolici provenienti dal cielo, in maestosi Giudizi divini, temi questi espressi attraverso un monito di redenzione per se stesso e per gli altri, gridato con terrore apocalittico e con accessi cromatismi. D’altra parte, l’iter creativo è ispirato dai paesaggi del levante ligure dove, nei lunghi soggiorni, ha ritrovato quella serenità al di là del dramma esistenziale in un riscatto dell’anima, e in una ricerca semplice della purezza del quotidiano, attraverso la natura, le vedute collinari primaverili, le tradizioni religiose, i ritratti di parenti e amici e la curiosità per i relax di bagnanti al mare: puntuali suoi temi d’ispirazione. Nell’artista, la stesura della materia pittorica, tramite per il sogno, i colori vivaci, più spesso violenti, sono la dichiarazione allarmata sullo stato del mondo, del disfacimento morale e di una concreta esigenza di salvazione. Sofferenza interiore e conseguente riflessione sull’umano, generano da una parte figure macabre dalle sinuosità seducenti e proiezione di una realtà celata ma drammaticamente presente e dall’altra meditativa catarsi, ricercata nelle confortanti e sicure immagini della natura insieme ai propri cari. L’artista svela così l’essenza di quel male che, con dolcezza, fa danzare tutte le cose. A Carimate sono esposte 70 tra le opere certamente più poetiche dell’artista meneghino: alcuni dipinti e disegni che maggiormente richiamano motivi onirici e fiabeschi, con accenni talvolta anche mitologici, con accese e decise cromie e luminosità che inventano nel percorso del suo intenso lavoro, significativi emblemi del sublime.
Dove visitare la mostra
Carimate (Como) Salone Civico del Torchio – Piazza Castello Inaugurazione: sabato 28 febbraio 2009 h. 18.30 28 febbraio - 13 marzo 2009 Orari: Martedì - Venerdì 14.30 – 19.00 Sabato e Domenica 10.00 – 19-00 Lunedì chiuso
Per informazioni: Biblioteca Civica di Carimate Tel / Fax +39 031 791717
17 / 02 / 2009
Fonte: comunicazione del curatore Dorian Cara Bruno (comunicato, info e foto inviate tramite email al sito)
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