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Marea nera

La marea nera è il nome utilizzato dai mass media per indicare le conseguenze ambientali dell'esplosione della piattaforma petrolifera della British Petroleum nel Golfo del Messico. Dal 20 aprile 2010 (data dell'esplosione) a fine giugno 2010 la piattaforma petrolifera della Bo ha riversato in mare circa 2 milioni di barili secondo una stima elaborata dal Washington Post. Circa 67 mila barili sono stati recuperati in superficie dalla Bp, 632 mila barili sono stati recuperati con il sistema sottomarino di aspirazione della cupola, 238 mila barili sono stati eliminati con gli incendi controllati. Complessivamente, più della metà del greggio riversato in mare dalla piattaforma petrolifera della Bp ha invaso l'ambiente marino del Golfo del Messico. La catastrofe naturale è tra le più gravi della storia dell'uomo e non ha precedenti nella storia dell'estrazione petrolifera.

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note


  • Corrente del Golfo interrotta per la marea nera. Il disastro naturale della marea nera nel Golfo del Messico, provocata dall'esplosione della piattaforma petrolifera della BP, potrebbe bloccare la Corrente del Golfo. Lo rivela una recente ricerca condotta dal fisico italiano G. Zangari dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. La presenza della marea nera costituisce un forte shock per l'equilibrio naturale della corrente marina. Gli effetti di medio-lungo periodo della marea nera sono imprevedibili. Tuttavia, secondo il sistema di calcolo elaborato da Zangari la corrente del Golfo potrebbe essere interrotta dalla prolungata presenza del greggio nelle acque del mare. Il corretto funzionamento della Loop Current contribuisce a mitigare e riscaldare le acque dell'Oceano Atlantico fino al Polo Nord. Un eventuale inceppamento del vortice naturale della corrente del golfo potrebbe causare gravi conseguenze climatiche sulle regioni del Nord Europa. 07 / 07 / 2010

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