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Quale scuola di pensiero economico entra in crisi nel Settecento?



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La rivoluzione industriale e il pensiero economico liberista

Nel XVIII secolo il contesto storico agevola il diffondersi del pensiero economico liberista e l'affermarsi della rivoluzione industriale come nuovo metodo di produzione delle merci. La metà del XVIII è caratterizzato da diversi conflitti che coinvolgono i principali paesi europei e favoriscono l'ascesa dell'Inghilterra come potenza economica e militare su scala mondiale. Il pensiero economico inglese del Settecento diventa, pertanto, un punto di riferimento per molti altri paesi.

Le innovazioni tecnologiche e le scoperte scientifiche

Il settecento è un periodo caratterizzato da molte innovazioni tecnologiche e scoperte scientifiche che contribuiscono a modificare radicalmente i processi produttivi. In particolar modo, hanno una grande importanza le innovazioni nel settore agricolo, il telaio Jolly di Hargreaves, la macchina a vapore di Watt in Inghilterra e di Cugnot in Francia, il filatoio di Arkwright.

Nello stesso secolo la scienza conosce un periodo di nuova vitalità, grazie all'affermarsi della visione illuminista, e si riscontrano diverse scoperte scientifiche in tutti i campi del sapere.

La rivoluzione culturale illuminista

Nel XVI secolo la scienza si pone nuovi paradigmi. Il pensiero di Bacone, Locke e Netwon contribuiscono all'affermazione della ragione e del metodo sperimentale. Queste idee sono alla base delle fondamenta filosofiche dell'illuminismo nel XVIII secolo. Si tratta di una vera e propria rivoluzione culturale che soppianta i vecchi dogmi medievali.

L'ascesa del capitalismo e la rivoluzione industriale

Nel Settecento si afferma anche il modo di produzione capitalistico, in particolar modo in Francia e in Spagna.

Nella Francia settentrionale si diffonde la figura del contadino fittavolo ( fermier ) che investe i propri capitali nell'azienda agricola ( ferme ) per migliorare le tecniche di produzione e ampliare le dimensioni dell'azienda. Mentre in Inghilterra si verificano diversi eventi storici e socioeconomici favorevoli alla rivoluzione industriale

  1. La recinzione delle terre. Accelera il fenomeno della recinzione delle terre nelle zone di campagne, un processo avviato due secoli prima.
  2. La crescita demografica. Si registra una forte crescita demografica e, non essendoci molte terre libere da coltivare, molte famiglie sono costrette a trasferirsi nelle città e nelle nascenti zone industrializzate del paese. Questo fenomeno espande l'offerta di lavoro e riduce il costo della manodopera per le fabbriche.
  3. Nuove tecniche di coltivazione. La produzione agricola beneficia di nuovi metodi di coltivazione e tecniche innovative che aumentano sia la produttività che la produzione agricola, riducendo la domanda di lavoro nel settore agricolo. Questo fenomeno contribuisce ulteriormente all'esodo delle famiglie dalle campagne verso le città.

Queste circostanze creano le precondizioni del mercato del lavoro salariato. La concentrazione delle famiglie nelle città industriali, in condizioni di povertà e di sussistenza, si traduce in un'ampia offerta di forza lavoro a buon mercato per le nascenti fabbriche.

le precondizioni della rivoluzione industriale in Inghilterra

Nella seconda metà del Settecento le attività industriali possono così aumentare l'occupazione senza alcuna preoccupazione per la scarsità del lavoro o per il costo del lavoro ( salario ).

Nel secolo precedente una delle principali preoccupazioni degli economisti mercantilisti era la scarsità del lavoro e il conseguente aumento del costo di lavoro. Nel Settecento, invece, la scarsità del lavoro cessa di essere uno dei problemi per l'economia e le imprese. Questa variazione delle condizioni socioeconomiche modifica radicalmente anche il pensiero e le teorie economiche.

La rivoluzione liberista nel pensiero economico

In questo contesto di forte e profondo rinnovamento culturale e sociale, le vecchie idee mercantiliste sono messe in dubbio e cadono rapidamente nell'oblio. Gli economisti della seconda metà del Settecento abbracciano le nuove teorie liberiste, in forte contrapposizione alla precedente ortodossia mercantilista.

la nascita delle prime teorie liberiste nel Settecento

In particolar modo, gli economisti del Settecento abbandonano le politiche protezionistiche della scuola mercantilista e sostengono la necessità di agevolare il libero commercio, eliminando ogni ostacolo e ogni barriera protezionistica sugli scambi.

Fioriscono diverse scuole di pensiero liberiste in tutta Europa. Ad esempio, i fisiocratici in Francia, le scuole milanesi e napoletane in Italia, le teorie di David Hume e James Denham Steuart in Inghilterra.

A differenza del mercantilismo, le scuole del pensiero liberista non hanno un corpo teorico omogeneo di riferimento. Ogni scuola segue una propria visione ed elabora una teoria economica, specifica e diversa dalle altre.

La rivoluzione liberista si completa nel 1776 con la prima sintesi teorica compiuta dall'economista inglese Adam Smith nell'opera "La ricchezza delle nazioni". La teoria di Smith viene adottata come punto di riferimento del pensiero economico liberista e della nascente teoria economia classica.




  1. La storia del pensiero economico
  2. Il bullionismo
  3. Il mercantilismo
  4. La scuola fisiocratica
  5. L'utilitarismo
  6. La scuola classica
  7. La scuola marxista
  8. La rivoluzione marginalista
  9. La scuola neoclassica
  10. La scuola keynesiana
  11. La scuola monetarista