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CiviltÓ micenea

La civiltà micenea prende il nome da Micene, principale centro economico degli achei dal XV al XIII secolo a.C., popolo che dapprima assoggettato al potere minoico-cretese, successivamente riuscì a conquistare l'isola di Creta facendola diventare la propria base marittima per il controllo del mar Egeo. La ribellione ellenica al predominio minoico è tramandato oralmente dalla leggenda del Minotauro.

Espansionismo degli achei

Dopo la conquista di Creta, che pone fine alla civiltà minoica, gli achei continuano il proprio piano di espansione fondando coline a Rodi, in Asia Minore (Cnido, Alicarnasso), nelle Cicladi, nella Magna Grecia (Siracusa). L'espansionismo acheo è tramandato nella storia e reso celebre grazie ai poemi omerici, in particolar modo dall'Iliade che narra l'epopea achea alla conquista della città di Troia, sullo stretto del Dardanelli e importante punto di passaggio per i traffici commerciali con il Mar Nero.

La fase di decadenza

La conquista di Troia nel 1200 a.C. segna l'apice della potenza degli achei ed anche l'inizio della loro decadenza. L'assedio prolungato per conquistare la città, circa 10 anni, e le forze militari necessarie per controllare tutti i territori conquistati, indeboliscono il potere militare acheo nei confronti degli invasori esterni. Nel 1150 a.C., cinquant'anni dopo la conquista di Troia, gli achei subiscono l'invasione dal nord del popolo dei Dori. Con l'invasione dorica dei territori ellenici ha inizio un periodo di radicale trasformazione sociale e di decadenza, denominato medioevo ellenico. Il ruolo centrale del re miceneo, monarca assoluto di ogni comunità achea, perde gradualmente d'importanza nei confronti dell'aristrocrazia, che accresce il proprio potere economico e di controllo sulle decisioni politiche della comunità.

Organizzazione politica micenea

L'organizzazione politica dei micenei è basata prevalentemente sulla figura del monarca autocrate (wànax). Il re presiede il culto delle divinità e il governo della città, affiancato da un consiglio di saggi e di anziani, composto dai membri delle principali famiglie nobili del luogo. Il potere decisionale è saldamente in mano al monarca. I consiglieri possono intervenire soltanto se espressamente consulati dal re. Il rapporto tra il monarca e l'aristocrazia è di forte e continuo contrasto. Le famiglie nobili sono i principali proprietari terrieri del luogo. Quasi tutti sognano o ambiscono alla scalata al potere assoluto da parte di un membro della propria famiglia. Spesso sobillano il malcontento popolare nei confronti del re oppure organizzano congiure di Palazzo. Per impedire rivolte di popolo, il re tende a mantenere un rapporto diretto con il popolo, ad esempio costruendo opere monumentali o alimentando lo spirito cittadino con discorsi pubblici, e con l'assemblea popolare, composta prevalentemente dagli uomini dell'esercito, a cui spesso il re si rivolge per ottenere l'acclamazione e scoraggiare eventuali congiure di palazzo tramate dai nobili. Gli schiavi, gli agricoltori, gli allevatori e gli artigiani non partecipano invece ad alcuna attività politica, pur mantenendo un grado di libertà superiore rispetto ad altre civiltà contemporanee della vicina Mesopotamia o dell'Egitto. Vedi per eventuale approfondimento: società greca.








 

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