Birmania. Dura repressione della giunta militare contro le manifestazioni di protesta. L'accesso a ogni forma di comunicazione verso l'esterno è stato rigidamente bloccato e l'unica informazione disponibile è fornita dai media controllati dal regime, di taglio prettamente propagandistico. La rete Internet è stata sigillata in entrata e in uscita. Non si fa alcun cenno sul destino dei monaci che avevano partecipato ai cortei di protesta nei giorni scorsi e successivamente arrestati durante le ronde notturne. Il capo della giunta militare birmana, il generale Than Shwe, si è detto disposto a un incontro con il leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi (premio Nobel per la pace). Le condizioni richieste per l'avvio di un dialogo sono state tuttavia definite 'eccessive' dalla stessa Suu Kyi. Si stima che siano state circa 2.100 le persone arrestate nell'ultima settimana, secondo il bilancio ufficiale della televisione di Stato. Il partito di opposizione 'Lega per la democrazia' denuncia però genocidi e violenze da parte dei militari nel corso della repressione. Sarebbero oltre 200 i monaci uccisi nei pressi di Yangoon, rastrellati nei quartieri durante il coprifuoco, uccisi e successivamente bruciati nelle campagne intorno alla città per nascondere le tracce del massacro al mondo esterno.
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